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Fotografia della giornalista Ilaria Alpi

Il 20 marzo 1994 la giornalista Ilaria Alpi veniva assassinata a colpi di kalashnikov, insieme all’operatore Miran Hrovatin, in un agguato per le strade di Mogadiscio.Dopo quasi quindici anni, il caso è ancora un mistero. È una storia tremendamente seria che prende avvio da una scomoda inchiesta di Ilaria sul traffico d’armi in cui sono coinvolti i ‘signori della guerra’ somali.

L’inchiesta della giornalista  avrebbe portato alla luce un traffico internazionale di veleni, rifiuti tossici e radioattivi prodotti nei Paesi industrializzati e stivati nei Paesi poveri dell’Africa, in cambio di tangenti e armi scambiate coi gruppi politici locali.

La Somalia è un Paese insanguinato da conflitti tra fazioni che vengono orchestrati da faccendieri che dirigono nell’ombra traffici illeciti, come nel caso del traffico internazionale di rifiuti tossici e radioattivi in partenza ed in transito dall’Italia, ben documentato nell’inchiesta di Ilaria.

In certi casi, però, la violazione dei diritti umani, perpetrata dai più potenti nei confronti dei più deboli, sembra trascurata dai media e dall’opinione pubblica, a tutto vantaggio di una logica che serve gli interessi economici di pochi. Ilaria Alpi, invece, ha sempre cercato di far bene il suo mestiere di giornalista, fino in fondo, non si è accontentata di raccontare i fatti nella maniera più comoda o più utile, ma ha cercato di farlo con indipendenza e serietà, prestando attenzione alle realtà che esplorava e alle corrispondenze tra i fatti.

Intitolare la scuola ad Ilaria Alpi significa farla conoscere non solo per la sua morte, ma anche per il suo essere donna e intellettuale, grande conoscitrice della nostra e delle altre culture, e per il suo modo di fare giornalismo. Questa proposta vuole sottolineare il rilievo che il mondo della scuola riconosce a chi ha saputo perseguire in modo costante e deciso la ricerca della verità, anche quando è scomoda, per costruire un futuro fatto di speranze possibili. E’ un modo per porsi accanto a lei nella denuncia delle prevaricazioni ed a difesa della libertà di pensiero, di  espressione e più in generale a sostegno dei diritti di chi non ha voce; significa mantenere vivo il ricordo di una morte di cui non sono ancora noti gli esecutori e i mandanti e contribuire a sensibilizzare le nuove generazioni su una vicenda che riguarda tutti noi, perché la verità è un valore per tutti, indispensabile per una società civile.

DAL NOVEMBRE 1996 la Procura della Repubblica di Asti, specializzata in reati come il traffico internazionale di rifiuti tossici e radioattivi in partenza ed in transito dall’Italia, ha a disposizione una copiosa documentazione che contiene nomi e fatti, ed evidenzia numerose circostanze legate a questi traffici, comprese le generalità dei faccendieri che li dirigono nell’ombra, gli intrecci con i mercanti d’armi e perfino la mappatura completa che dimostra come ai tempi dell’omicidio tutto convergesse sulla Somalia, oltre che sui territori di altri Paesi dell’Africa costiera. Questa documentazione sembra scomparsa nel nulla, forse dimenticata anche dalla stessa Commissione Parlamentare sul traffico dei rifiuti. Ilaria Alpi era già stata in Somalia prima del 1994, e conosceva bene la situazione.

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